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Vivere al Sole  
Vivere al sole

Perchè questo nome

"Vivere al Sole" s'ispira al disegno realizzato da Genny, una bambina malata di AIDS, che il progetto ha avuto la fortuna di conoscere e accompagnare all'inizio del proprio cammino.
Rappresenta l'idea che questi bambini desiderino e abbiano il diritto di uscire dall'ombra del pregiudizio, della paura e dell'indifferenza per vivere pienamente la propria infanzia.
Genny

Dove trovarci, come contattarci

Mappa Stradale
Sede operativa: Via Cascina Battaina - 24059 - Urgnano (BG)
  Telefono: 035.83.80.54 (Comunità Emmaus)
Email:
Sito Web: viverealsole.comunitaemmaus.it

Quando siamo nati e perchè

Il progetto "Vivere al Sole", nato ufficialmente all'inizio del 1995, è una delle attività promosse dall'Associazione "Comunità Emmaus" a sostegno delle persone sieropositive e malate di AIDS.
Il problema dei bambini coinvolti da questa malattia si è evidenziato gradualmente sul territorio e, da un'attività che inizialmente riguardava gli adulti, si è passati a progetti più articolati, in relazione alle nuove esigenze emerse, tra cui quella di prestare un'attenzione particolare ai minori. La loro presenza in contesti caratterizzati dal problema dell'AIDS poneva questioni nuove richiedendo risposte diversificate.
"Vivere al Sole" è nato dall'incontro tra gli operatori dell'Associazione, il personale medico e infermieristico degli Ospedali Riuniti di Bergamo ed un gruppo di volontari. Sin dall'inizio, determinante è stato il contributo di alcuni dei familiari e genitori di questi bambini che hanno partecipato in maniera attiva alla ideazione del progetto stesso.

Cosa facciamo e a chi ci rivolgiamo

Nel corso degli anni il Progetto "Vivere al Sole" ha articolato le proprie attività in alcune aree d'intervento tra loro collegate e sintetizzate nel seguente schema:
Schema
Inizialmente, il servizio era impegnato soprattutto a livello ospedaliero a causa dei frequenti ricoveri cui diversi bambini erano sottoposti; oggi, le attività si svolgono prevalentemente a domicilio ed ha acquistato sempre maggior peso il lavoro con il gruppo dei bambini attraverso attività educative e di socializzazione.
Il progetto si è quindi sviluppato in due direzioni, da un lato il lavoro e il coinvolgimento dei servizi territoriali per l'area di assistenza educativa a domicilio, dall'altro la proposta di spazi di incontro e percorsi di gruppo a dimensione provinciale.
Uno degli aspetti che sta assumendo sempre maggior significato nell'ambito del progetto riguarda la proposta di momenti educativi di gruppo attraverso laboratori di espressività teatrale e corporea e spazi di confronto proposti ai genitori.
Sono spazi "aperti" perché coinvolgono, per scelta, oltre alla quasi la totalità dei bambini seguiti dal progetto, altri bambini coinvolti da queste attività (figli dei volontari, amici o parenti).
I bambini, attraverso il gioco e la narrazione, possono rivelare le paure e le angosce legate ai propri vissuti, rielaborarle e accettarle con maggiore facilità.
L'utilizzo della fiaba e delle tecniche di comunicazione corporea coi suoi significati simbolici e metaforici è spontaneamente accettato e scelto dai bambini come sicuro ponte di comunicazione col mondo degli adulti e con se stessi.
Lo stesso gruppo genitori si apre ad altri adulti-volontari, amici o parenti- attraverso il confronto su tematiche che riguardano non tanto e non solo l'AIDS ma qualsiasi questione educativa e sociale su cui sia utile ed importante confrontarsi.
È un incontro tra la "normalità" e il "disagio", ricco di implicazioni e potenzialità che si intrecciano e si fondono tra loro: da un lato, le famiglie in difficoltà "conclamata" traggono energia e risorse dall'essere affiancate da famiglie più "stabili"; dall'altro, il "disagio" diventa una provocazione per la così detta "normalità", inducendo a percorsi di riflessione e di crescita, attraverso un rapporto che diventa autentico scambio e mette inevitabilmente in discussione i confini tra il disagio e la normalità, fino al profondo interrogativo di "dove abiti" stabilmente la normalità.
I destinatari principali del Progetto "Vivere al Sole" sono minori sieropositivi o malati di AIDS e minori che, pur essendo sieronegativi, hanno uno o entrambi i genitori sieropositivi o malati di AIDS.

Quali sono i principi di fondo e come operiamo

I principi di fondo in cui il progetto si riconosce sono quelli dell'Associazione "Comunità Emmaus":
 
  • Centralità della persona;
  • Collaborazione con gli Enti Locali di competenza e di appartenenza;
  • Individuazione di strade e risposte nuove per tutti quei bisogni che non trovano unità d'offerta adeguata per i più svariati mortivi sociali ed organizzativi;
  • Lavoro per progetti individualizzati al fine di rispondere correttamente ad ogni persona.
Coerentemente con i propri obiettivi, il servizio si affianca all'intero nucleo familiare di ciascun minore seguito e a tutti quelli che vivono l'impatto con questa malattia e con le persone che ne sono colpite, non senza paure e pregiudizi, e che necessitano di spazi e tempo per riflettere e "guarire" dal virus dell'esclusione e dell'indifferenza (famiglia allargata dei bambini, referenti del mondo della scuola, delle agenzie educative del territorio, dei gruppi e delle associazioni, ecc.).
"Vivere al Sole" si è, dunque, configurato nel tempo come progetto socio-educativo rivolto alla famiglia sieropositiva e come proposta culturale e formativa rivolta alle agenzie pubbliche e private del territorio , più in generale, alla collettività.

Come siamo organizzati

Nella gestione del progetto sono impegnati 3 operatori (un educatrice, un pedagogista e uno psicologo) dell'Associazione, alcuni tirocinanti provenienti dall'area degli studi universitari, una persona impegnata nell'anno di volontariato civile e una quindicina di volontari.
Questi ultimi svolgono la propria attività in ambiti diversi: alcuni operano a diretto contatto con i bambini e i loro familiari in ospedale o a domicilio, altri operano prevalentemente nell'ambito dell'animazione e in quello culturale (sensibilizzazione e formazione) ed altri ancora si occupano della gestione delle attività del sito internet.

Con quali servizi pubblici e privati collaboriamo

La collaborazione con le realtà pubbliche e private del territorio si articola in:
 
  • Lavoro di rete con i servizi sociali dei territori di appartenenza dei nuclei familiari seguiti dal progetto (assistente sociale, psicologo).
  • Lavoro di rete con le Scuole di provenienza dei bambini seguiti dal progetto e con le agenzie educative del territorio.
  • Partecipazione e sviluppo di attività culturali e di sensibilizzazione attraverso il Laboratorio Malati di AIDS della Caritas Diocesana Bergamasca.
  • Collaborazione nello sviluppo di azioni formative e di prevenzione con il Dipartimento di Prevenzione dell'ASL di Bergamo.
  • Integrazione con i servizi dell'ASL (con la quale il progetto è convenzionato) attraverso il rapporto con il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci dell'ASL di Bergamo e con i tecnici di riferimento dell'Area Sociale dell'ASL.
  • Attivazione di percorsi formativi di sensibilizzazione e di prevenzione nelle Scuole della Provincia di Bergamo in collaborazione con la Cooperativa Sociale Crisalide.
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