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![]() Perchè questo nome
Il nome è ispirato alla figura di San Michele a cui è associata l’espressione "medicina di Dio".
Dove trovarci, come contattarci
Quando siamo nati e perchè"Casa San Michele" nasce nel 1989 come prima risposta al "problema AIDS" che la nostra provincia bergamasca si trova ad affrontare nelle sue molteplici manifestazioni.
Cosa facciamo e a chi ci rivolgiamo La Casa è pensata come luogo di accoglienza per quanti vivono la drammaticità della malattia nella solitudine e nell’abbandono e vuole essere "segno" e testimonianza concreta che di AIDS si può anche vivere.
I benefici apportati dalle terapie hanno sostanzialmente modificato i bisogni nei soggetti affetti da AIDS; la malattia tende alla cronicità ma i problemi psico-sociali e culturali che hanno favorito la contrazione dell’infezione si riaffacciano, si manifestano in modo accentuato e coinvolgono sempre più le famiglie e le comunità. Quindi, dopo la lunga fase nella quale l’attività della Casa si configurava quasi esclusivamente come accompagnamento alla morte, ora è richiesto un modello di servizio che punti sulla rieducazione alla cura di sé e al recupero della responsabilità verso se stessi e gli altri. Dal Febbraio 2001, la casa lavora secondo questo nuovo modello di intervento e da allora ha ospitato 27 persone. Attualmente, sono ospitate 6 persone. La cronicizzazione della malattia, unitamente alle necessità di garantire l’assistenza a chi, ancora oggi, giunge alla fase terminale della vita per AIDS, le esigenze di coloro che per la contrazione del virus non possono condurre una vita "normale" e anche il bisogno di assistenza per sieropositivi e malati di AIDS costretti in carcere, richiedono il rafforzamento e la diversificazione della risposta al bisogno di assistenza. Le sollecitazioni che ormai da anni gli operatori del carcere e dei vari servizi del territorio rivolgono alla comunità ed alla "società civile" hanno evidenziato la necessità di offrire questo servizio. I possibili destinatari sono soggetti che, seguiti dalla Divisione di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Bergamo, presentino condizioni di severità dello stato di sieropositività e/o malattia e chiedano di entrare in un progetto di cura e di recupero dell’autonomia psico-fisica e sociale. Per i soggetti provenienti dall’area carceraria, ritenuti dall’ufficio del Giudice o dal Magistrato di Sorveglianza ammissibili a questo beneficio, è offerta la possibilità di usufruire di percorsi alternativi. "Casa San Michele è aurorizzata ad accogliere 5 persone in regime residenziale e 2 persone in regime diurno." Quali sono i principi di fondo e come operiamo Il progetto prevede la "presa in carico" della persona e del suo mondo vitale: lo si vuole "prendere per mano" ed accompagnare in un percorso che prevede trattamenti sanitari, pedagogici, lavorativi e di risocializzazione.
L’assistenza all’ospite è guidata da tre criteri: globalità, continuità, gradualità. Il criterio specifico principale è quello della globalità. Con questo termine si intende indicare l’attenzione costante sia a tutte le dimensioni dell’individuo che a tutte le tappe della sua esistenza. Si è convinti che la promozione va oltre il superamento degli aspetti deficitarii e il soddisfacimento di particolari bisogni e che non ci sono tempi inutili per favorire la pienezza della vita della persona. Criterio guida nell’elaborazione e attuazione del piano promozionale della persona in cura è il rispetto e la valorizzazione di tutto ciò che costituisce la sua individualità: la sua storia e il suo vissuto, la sua condizione attuale, la sua cultura e il suo ambiente sociale. Il criterio della gradualità impegna tutti a rispettare le varie situazioni dell’uomo commisurando di volta in volta gli interventi in proporzione all’età, ai ritmi e alle forze di ciascuno e dedicando il tempo e la pazienza necessari perché le varie proposte siano adeguatamente accolte. Questi criteri sono poi integrati con quello della continuità, per cui il lavoro è portato avanti giorno dopo giorno, senza tempi vuoti e senza sbalzi,senza alternare cioè momenti di euforia e di frenetica attività a momenti di stasi. Tutto ciò orientato dalla necessità di creare le condizioni perché il soggetto recuperi la capacità di provvedere autonomamente alle attività di vita quotidiana e per poter, dopo il periodo di restrizione e risocializzazione, ritornare nella comunità e provvedere a se stesso; quindi il progetto personalizzato, oltre ai riferimenti valoriali generali, racchiude un intervento educativo centrato sulla quotidianità e sulla vita di comunità propria della casa. Il progetto si ripromette il conseguimento dei seguenti obiettivi:
Come siamo organizzatiLe figure previste sono educatori professionali a tempo pieno, infermiere e medico per il tempo necessario richiesto dalle cure, psicologo per colloqui programmati, addetto alla confezione dei pasti con supervisione del/la dietista, animatori per la socializzazione, assistente sociale per i progetti individualizzati, assistente spirituale, volontari, personale religioso con qualifiche professionali diverse a garanzia di un contributo professionale profondamente umano, competente e completo.
Con quali servizi pubblici e privati collaboriamoIl presente progetto richiede la responsabilità di numerosi soggetti e la messa in campo di sinergie tra gli OO.RR. di Bergamo con il Reparto di Malattie Infettive, l’ASL, i SerT, i vari Servizi del Territorio, la Caritas Diocesana Bergamasca, la Casa Circondariale, l’Ufficio del Giudice e/o del magistrato di Sorveglianza, il Centro Servizi Sociali Adulti di Brescia:
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